Passiamo ai fatti, dunque. Partiamo da un caso limite, famoso, per molti aspetti disastroso...
Nel biennio 1997-98 uno dei fattori determinanti per il clima fu El Niño, l'anomalo riscaldamento delle acque superficiali dell'Oceano Pacifico. Proprio nel 1997 la Enron, per tutelarsi da El Niño, stipulò con un'altra società energetica statunitense un contratto derivato Otc (Otc sta per "Over the counter", stipulato cioè senza mediatori garanti tra chi tratta l'accordo) basato sulla temperatura atmosferica. Nasceva così il mercato sui derivati del clima.
In sostanza, aziende energetiche e pubblic utilities, ma anche aziende agro alimentari, si garantiscono dai rischi del clima siglando contratti che pagano un premio fisso per ogni giorno più caldo rispetto alla media del periodo contrattuale. Il tutto in base ad una temperatura media prefissata: per esempio, se con un contratto semestrale si "scommettono" 3 mila dollari su ogni giorno più caldo tra il primo novembre 2002 ed il 31 marzo 2003 a Chicago e nel periodo se ne contano 75, si guadagnano 225 mila dollari.
Ma l'adozione massiccia di questo strumento di "finanzia creativa", i cosiddetti "derivati del clima", fondati sull'assicurazione dell'economia finanziaria sulla variabilità del clima, si sarebbe rilevata da li a poco non priva di conseguenze.
Grazie alle garanzie fittizie dei derivati Otc, la Enron conosceva in anticipo le tendenze del mercato, tramite la sua divisione on line. In questo modo, prima ed indipendentemente dalla sua attività di erogazione di energia, poteva conoscere con buona approssimazione la domanda di elettricità della California, e regolarne di conseguenza l'offerta in base alle propri strategie e non alle reali necessità dello stato. Un potere che si traduceva nel controllo dei prezzi senza alcun confronto con il mercato. Gestendo direttamente nel suo momento di maggiore forza (l'anno 2000) quasi il 20% del mercato statunitense dell'energia, la Enron controllava di fatto il mercato dei prezzi della locomotiva californiana. Ad esempio, era sufficiente che la domanda locale giungesse al 95% dell'offerta disponibile in quel determinato momento, per rendere strategico il mancante 5 %. Secondo alcune indagini di organismi di controllo si sarebbe addirittura siglato un sodalizio tra aziende rivali che controllavano il mercato nazionale dell'energia per far fermarne artificiosamente la distribuzione, strozzando quel 5% strategico e procedendo con la lievitazione dei prezzi.
Il più popoloso e ricco stato degli Usa entra così in quell'anno in una lunga crisi energetica, culminata in più occasioni in "black out" controllati e razionamento della distribuzione dell'energia, con conseguenti disagi per le persone e per il tessuto produttivo.
In più, il caso Enron ha dimostrato che puntare su derivati sul clima significa inevitabilmente entrare in un meccanismo soffocante. Gli Otc garantivano il valore dei titoli in borsa anche di fronte a temperature anomale, che accrescevano la domanda di energia ma nel frattempo chi intermediava, per mantenere alti i suoi margini di profitto, puntava ad aumentare i costi dell'elettricità stessa limitandone l'erogazione.

