giovedì, 05 maggio 2005

Passiamo ai fatti, dunque. Partiamo da un caso limite, famoso, per molti aspetti disastroso...

Nel biennio 1997-98 uno dei fattori determinanti per il clima fu El Niño, l'anomalo riscaldamento delle acque superficiali dell'Oceano Pacifico. Proprio nel 1997 la Enron, per tutelarsi da El Niño, stipulò con un'altra società energetica statunitense un contratto derivato Otc (Otc sta per "Over the counter", stipulato cioè senza mediatori garanti tra chi tratta l'accordo) basato sulla temperatura atmosferica. Nasceva così il mercato sui derivati del clima.

In sostanza, aziende energetiche e pubblic utilities, ma anche aziende agro alimentari, si garantiscono dai rischi del clima siglando contratti che pagano un premio fisso per ogni giorno più caldo rispetto alla media del periodo contrattuale. Il tutto in base ad una temperatura media prefissata: per esempio, se con un contratto semestrale si "scommettono" 3 mila dollari su ogni giorno più caldo tra il primo novembre 2002 ed il 31 marzo 2003 a Chicago e nel periodo se ne contano 75, si guadagnano 225 mila dollari.

Ma l'adozione massiccia di questo strumento di "finanzia creativa", i cosiddetti "derivati del clima", fondati sull'assicurazione dell'economia finanziaria sulla variabilità del clima, si sarebbe rilevata da li a poco non priva di conseguenze.

Grazie alle garanzie fittizie dei derivati Otc, la Enron conosceva in anticipo le tendenze del mercato, tramite la sua divisione on line. In questo modo, prima ed indipendentemente dalla sua attività di erogazione di energia, poteva conoscere con buona approssimazione la domanda di elettricità della California, e regolarne di conseguenza l'offerta in base alle propri strategie e non alle reali necessità dello stato. Un potere che si traduceva nel controllo dei prezzi senza alcun confronto con il mercato. Gestendo direttamente nel suo momento di maggiore forza (l'anno 2000) quasi il 20% del mercato statunitense dell'energia, la Enron controllava di fatto il mercato dei prezzi della locomotiva californiana. Ad esempio, era sufficiente che la domanda locale giungesse al 95% dell'offerta disponibile in quel determinato momento, per rendere strategico il mancante 5 %. Secondo alcune indagini di organismi di controllo si sarebbe addirittura siglato un sodalizio tra aziende rivali che controllavano il mercato nazionale dell'energia per far fermarne artificiosamente la distribuzione, strozzando quel 5% strategico e procedendo con la lievitazione dei prezzi.

Il più popoloso e ricco stato degli Usa entra così in quell'anno in una lunga crisi energetica, culminata in più occasioni in "black out" controllati e razionamento della distribuzione dell'energia, con conseguenti disagi per le persone e per il tessuto produttivo.

In più, il caso Enron ha dimostrato che puntare su derivati sul clima significa inevitabilmente entrare in un meccanismo soffocante. Gli Otc garantivano il valore dei titoli in borsa anche di fronte a temperature anomale, che accrescevano la domanda di energia ma nel frattempo chi intermediava, per mantenere alti i suoi margini di profitto, puntava ad aumentare i costi dell'elettricità stessa limitandone l'erogazione.

 

 

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martedì, 03 maggio 2005

“…E’ un po’ come se lei assomigliasse, la Sorte intendo, ad uno di questi fiumi distruttivi che ben conosciamo. I fiumi che allagano le città, travolgono gli alberi e le case, scavano terreno da una parte e costruiscono colline dall’altra. Chiunque scappa di fronte all’onda distruttiva, oppure si abbandona alla sua forza senza potersi opporre in alcun modo.

Ciò non toglie che, proprio per questa loro natura, gli uomini non debbano ingegnarsi per procurare gli opportuni ripari. Quando il fiume è quieto, intendo. Dobbiamo costruire argini e golene in modo che, crescendo, i fiumi si sfoghino al loro interno, senza danni per gli uomini o le cose…” - MACHIAVELLI VENTICINQUE

Perché il clima, perchè la meteorologia? Chi legge faccia un gioco con me. In una stanza buia provi a fissare un mappamondo illuminato. Avvicini la faccia alla superficie del pianeta e punti la matita sul luogo in cui si trova. Con la matita ferma faccia un giro breve con lo sguardo, poi provi a ricordare: se si trova in Europa provi a ricordare l’alluvione che colpì Praga e Dresda nel 2002, o Parigi l’anno seguente, o più semplicemente pensi alle rondini scomparse dalle cime delle Tofane negli ultimi 2 anni. Se si trova in America centrale pensi all’uragano Mitch del ’98, se si trova in Asia pensi alla siccità nel Kazakistan, pensi al lago d’Aral che quasi non c’è più.

Poi faccia un passo indietro, staccando la matita dal mappamondo. Si allontani di un metro e guardi il pianeta dallo spazio: ora penserà a El Nino, all’Asian Brown Crowd, vedrà cicloni tropicali grandi come continenti spingersi fino a latitudini ieri temperate e protette.

Ora pensi a cosa accade in economia e prima ancora nella finanza. Pensi ai contratti derivati, i futures che ogni anno si stipulano sulle borse di tutto il mondo per difendere i profitti dalle variabili del clima.

Il gioco in realtà finisce qui. Delusi, vero? Serviva solo per esprimere questa idea: il grande e il piccolo stanno insieme, possono stare insieme, possiamo leggerli insieme. Dai laghi che si asciugano in montagna, ai campi di Paderno che non possono essere irrigati nel mese luglio, fino a El Nino, oppure all'economia che cerca di dipingere gli scenari del futuro imminente.

Perchè proprio il clima? Semplice: perchè il clima è come il calcio, possiamo parlarne tutti!

Proviamo ad usare il clima come pretesto per parlare di futuro. Attraverso lo studio del clima, anche attraverso questo studio, passa la pianificazione delle scelte da parte della comunità (gli argini e le golene). Per non parlare di cosa accade quando nella finanza qualcuno capisce che ciascun prodotto dev'essere difeso prima di tutto dal rischio di estinzione di quel prodotto stesso.

 

Chi vende farina oggi comincia a pensare di assicurarsi profitto sulla farina anche tra dieci anni, quando ci sarà meno acqua e meno campi da coltivare (ma forse più bocche da sfamare).

L'argomento è grosso e caotico. C'è da lavorarci su e stringere il campo.

Ma parlare di futuro usando ragione e matematica è cosa buona e giusta. E' veramente cosa buona e giusta pensare che parlarne sia un briciolo di virtù che si oppone alla sorte.

ClimaPesante ha due regole. Prima regola: non sono ammessi preconcetti (il mondo non finisce tra vent'anni, punto e basta).

La seconda me la sono già scordata. Ma c'era.

Inizia ClimaPesante, chi ci sta?

(ellepi)

 

 

 

 

 

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venerdì, 29 aprile 2005
Questo è un blog, fin qui ci siamo.
postato da: climapesante alle ore 10:17 | Permalink | commenti (3)
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